“Lorenzo quante volte te lo devo dire"

Ripetere un comando che non ha funzionato, forse non è la strategia migliore

“Lascia stare gli spazzolini da denti degli altri. Te l’ho già detto. Quante volte te lo devo ripetere! Guarda che non sto scherzando…Lascia stare gli spazzolini, lascia stare gli spazzolini…! Allora?”. E Lorenzo chiama a cimentarsi il papà nella battaglia.

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“Tu adesso non lo capisci, lo capirai più avanti…”

Gli adulti possono sottovalutare le capacità dei ragazzi di comprendere

Dire a un ragazzo “Tu adesso non lo capisci, lo capirai più avanti…”, che effetto fa? Iniziamo a dire che tu non capisci. Una negazione. Tutti abbiamo più bisogno di affermazioni che di negazioni. E soprattutto un giovane ha bisogno di essere incoraggiato.

Non sei in grado di…, non sei capace, la tua intelligenza non è abbastanza sviluppata per capire. Una sfilza di negazioni che sono sottintese e che, anche se il ragazzo non se ne rende conto, lo influenzano. Che concetto ha di me il papà, la mamma., il profe che dice che non sono in grado di capirlo? E perché non sono in grado, perché non posso capirlo adesso? Come fa a dire che adesso non posso? Perché ? E perché dopo lo capirò? Che cosa succederà che mi farà capire?

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Bugie dei giovani? Più fiducia e rispetto per favorire la sincerità

Alcuni studi mettono in luce che è in aumento il ricorso alla bugia da parte dei giovani

Le bugie non hanno più le gambe corte come una volta, ma si sono allungate e rinforzate. Sembra infatti che il ricorso alla bugia da parte dei giovani sia incrementato. I genitori sono preoccupati di questo fenomeno. (Fonte: The Wall Street Journal, Sue Shellenbarger, How to Handle Little Liars, 24.04.12).
La bugia viene utilizzata dalle vittime per difendersi dai bulli, per evitare ritorsioni, e da parte loro i bulli la usano per difendersi dalle punizioni. Il ricorso alla bugia è più diffuso di quanto crediamo. Già dall'età di due anni i bambini vi ricorrono per evitare guai, per sottrarsi a una punizione, ma anche per attirare l'attenzione oppure conquistare l'approvazione degli adulti; è una tendenza che si riscontra ad ogni latitudine (Victoria Talwar, McGill University di Montreal in Canada).

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Tempo con e per i figli

Condividere con loro, partecipare alle loro attività

Come si passa il tempo con i propri figli? Guardano videogiochi, tv e dvd in auto mentre stiamo con loro? Sì? Secondo il dottor Rotbart - docente di pediatria all’Università del Colorado - è arrivato il momento di resettare l’orologio interno: smettere di contare i «minuti trascorsi» e cominciare ad accumulare i «momenti condivisi». Obiettivo: rendere il tempo che si trascorre con loro «indimenticabile». (Harley A. Rotbart, Genitori senza sensi di colpa, Vallardi). Non basta stare con loro, magari in modo a volte svogliato o impaziente. Vale invece condividere con loro, partecipare con loro al gioco, alle battute, a stramberie, scherzi, bambinate.

Uno stratagemma per decidere di cominciare: quando fanno confusione prima di andare a letto e il baccano aumenta, immaginare quando saranno andati via. Immaginare, visualizzandola, quella stessa stanza ora piena di giochi (dinosauri, burattini decapitati e matite colorate sparse a terra…), vuota, silenziosa, con gli stessi giocattoli sulle mensole impolverate. Riportare la scena sull’oggi e riconsiderare quella confusione come preziosa. Momenti brevi e fugaci che non potranno mai tornare indietro.

Fonte: Angela Frenda, Corriere della Sera, 09.03.2013 - I 940 sabati dalla nascita all'università che abbiamo per stare con i figli

La redazione

Uno degli allarmi che arriva da insegnanti e presidi riguarda la capacità di lettura degli studenti delle scuole superiori spesso compromessa da un’ abitudine a una comunicazione veloce, per immagini. Ragazzi che non sanno più  ascoltare, leggere, scrivere ma anche parlare in modo corretto, dotati di un vocabolario ridotto e strutture sintattiche elementari. "È un problema segnalato da molti, non soltanto insegnanti e non soltanto in Italia - dice Duccio Demetrio, docente di filosofia dell'educazione all'Università Bicocca di Milano -. La deconcentrazione continua è una vera patologia: i ragazzi sono sottoposti a ripetuti attraversamenti di altri linguaggi". (Cristina Taglietti, Spegnete sms e tablet, Corriere della Sera-la lettura, 23. 09. 2012).

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Domenica, 24/09/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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