I figli

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La comunicazione con i figli inizia già nei mesi di gestazione. Imparare ad ascoltarli fin da piccoli e a dialogare con loro, mettendosi d’accordo mamma e papà sulle linee educative e sugli interventi da fare o da evitare con loro.

In questa sezione parliamo inoltre di scuola e di studio, di come aiutare i ragazzi nello studio a casa e come dialogare con i loro insegnanti. Altri argomenti ancora: amore e litigi tra fratelli, gli amici, le relazioni con “il ragazzo”-“la ragazza” dei figli.

 
 
 

Recitare una filastrocca ai figli più piccoli (4-7 anni), crea intimità, fiducia, vicinanza, grazie alla musica delle parole: l'adulto e il bambino sono in armonia sul ritmo della voce di chi legge, si attivano insieme i centri del linguaggio, delle emozioni e del movimento. Inoltre, quando al centro della storia si trovano le emozioni quotidiane e le relazioni umane, attraverso dialoghi semplici e vicende serene, il bambino e l'adulto sono uniti nella ricerca concreta di una serenità possibile: non esiste un mondo edulcorato, tutto zucchero e miele, ma viviamo, invece, in una terra "tragica e stupenda" (Paolo VI) che va vissuta e amata nella sua verità, quotidianamente, nel bene che realmente possiamo vivere insieme, l'uno accanto all'altro e l'uno per l'altro. Leggere insieme una storia in versi e in rima, osservare insieme delle illustrazioni "dolci", non aggressive e prive di deformazioni grottesche, può portare poi a giocare insieme, e a interiorizzare così, ciascuno a modo proprio, gli stimoli offerti dalla storia. A questo hanno pensato le edizioni San Paolo progettando la collana "Millerime - Rime e giochi per la gioia", curata dall'associazione veronese Il Passero bianco: la storia di una lucertola timorosa che non sa a chi confidare le sue paure aiuta a riflettere sulla necessità di accettare e di comunicare le proprie paure; la storia di una barca che sogna le montagne porta a comprendere come la vita sappia esaudire i nostri desideri profondi in maniera sorprendente, e a scommettere sulla forza della vita nelle sue diverse stagioni. I volumetti vogliono incontrare le famiglie in questa dimensione di dialogo e di gioia condivisa. L’autore, Lorenzo Gobbi, è stato premiato dall’Accademia Mondiale della Poesia dell'Unesco; Stefania Scalone e Francesca Compri, sotto la direzione di Maddalena Cavalleri, hanno prodotto  illustrazioni e giochi davvero adatti ai bambini e alle famiglie di oggi. In tutte le librerie San Paolo si trovano i primi due volumi, Mina lucertola e Cuore di neve; a giugno le prossime uscite.

La redazione

Vuoi che tuo figlio non gridi quando fa i capricci? Parlagli con calma e con un volume di voce normale, esprimendo il tuo disaccordo con il suo comportamento e chiedendogli di dire quello che sente, senza gridare. Se lo rimproveri alzando la voce peggiori la situazione.

Non si può chiedere a un bambino di fare qualcosa che i genitori non fanno. L’educazione è efficace quando i genitori sono coerenti e cercano di vivere per primi quello che chiedono ai figli.

I bambini italiani giocano da soli. Solo 4 genitori su 10 condividono con i figli questo momento di crescita e di svago che spesso viene delegato ai nonni. Lo sottolinea la Fondazione Movimento bambino.

Educatori e psicologi consigliano ai genitori di ritagliarsi un momento di gioco con i propri figli quando si torna dal lavoro o prima di andare a letto, per stabilire quell’abitudine che rimarrà nel tempo, anche nell’adolescenza. Perché giocando s’impara, anche a farlo.  

Tutti i bambini cercano delle scuse per giustificare il loro comportamento sbagliato o gli errori. “Non è colpa mia!”, è la reazione comune quando il bambino ha combinato un guaio. “L’ho picchiato perché mi ha  preso a calci", “Non ho fatto i compiti perché il maestro ha spiegato male la lezione".

Cerchiamo di affrontare il problema in modo positivo. Non discutiamo con il bambino quando insiste che non è colpa sua, altrimenti ci perdiamo in lotte di potere. Rispondiamo con calma e diciamogli che le sue scuse per giustificare il suo comportamento non significano che egli non sia per nulla responsabile.

Come aiutare i figli a fare i compiti? Facendoli insieme? Imparando quello che studiano per poi spiegarglielo?

Una cosa più semplice da fare c’è. Per uno studente è utilissimo porsi come compito quello di insegnare a qualcuno quello che ha imparato. Solo se mentre si studia si sa di dover spiegare a qualcuno quello che si legge, si arriva a padroneggiare la materia. «Quando hai finito di studiare mi spieghi questa cosa che l’ho dimenticata?». E automaticamente lo studente legge i testi in modo da isolare le cose importanti.

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Sabato, 22/07/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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