Famiglia e società

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La famiglia comunica con l’esterno, mantiene relazioni con persone più vicine – parenti e amici – e con altre con cui è in contatto per vari motivi: la tata, i vicini di casa, i negozianti, gli artigiani e i professionisti che prestano servizi vari, gli impiegati che incontriamo agli sportelli e così via. Quindi la comunicazione della famiglia con la società in cui vive, tenendo conto anche delle diverse etnie e culture con cui oggi conviviamo e con le quali desideriamo interagire con efficacia.

Famiglia e lavoro è un altro ambito di esplorazione in cui la comunicazione – sia in famiglia che nel posto di lavoro – è un valido aiuto per conquistare un sano equilibrio tra le due realtà.

 

di Alberto Pellai

Mi guardo in giro e mi rendo conto che stiamo crescendo le nuove generazioni in una sorta di schizofrenia. Abbiamo tolto loro la paura del sesso ma li abbiamo lasciati soli. La sessualità non è una corsa sulle montagne russe.  Nella vita dei giovanissimi, la rincorsa verso una sessualità “facile, immediata e di pronto consumo” è stata favorita e accelerata dalle nuove tecnologie. Quanti si sentirebbero tranquilli se a undici anni un figlio vagasse di notte da solo in una grande città? Probabilmente, nessuno. Eppure, permettiamo ai ragazzi di aggirarsi in libertà nel web, senza limiti né regole, a qualsiasi ora del giorno e della notte. E’ necessario che i più giovani abbiano genitori ed educatori consapevoli, che non ignorano, che non fingono di non sapere. Perché altrimenti si potrebbero trovare a dover gestire problemi in famiglia che non si sarebbero mai aspettati di avere come è successo nella famiglia di Alessandra, un’adolescente come tante altre. Ecco il suo racconto.

“... Ho scelto il liceo classico …. Tutti erano molto interessati a farsi vedere dagli altri, a essere invitati alle feste, a fare gruppo. A me sarebbe piaciuto essere tra i popolari, quelli che avevano sempre un impegno nel fine settimana, un amico con cui uscire.  Ma, al di fuori delle mie due amiche del cuore, io non avevo nessuno. E mi sentivo diversa da tutti gli altri. Ero un soprammobile nella vita degli altri. Una mattina ho sentito che non ce la facevo più. Dovevo cambiare il copione. E allora ho deciso: per essere popolare dovevo mostrarmi sexy e disponibile con i ragazzi della mia scuola. Solo così avrei fatto il grande salto, sarei entrata anch’io nel club di quelle “normali”. Coì ho cambiato look. Mi sono trasformata. Ammiccavo, davo corda a tutti. Con qualcuno mi sono spinta anche  più in là. A scuola, i ragazzi hanno cominciato a parlare di me come di una facile. Mi sono cominciati ad arrivare inviti da persone che non mi avevano mai rivolto la parola. Però, ho iniziato anche a sentirmi confusa. E una mattina è successo tutto all’improvviso. Ho avuto una sensazione terribile, non respiravo più, il cuore batteva fortissimo. Ho creduto di morire. Ho fatto chiamare mia madre. Lei è arrivata di corsa. Le ho detto: “Portami all’ospedale subito. Sto per morire”. Ero sconvolta. Al pronto soccorso hanno fatto tutti gli accertamenti. Risultato: non avevo nulla. Il medico di turno mi ha liquidata dicendo: “Sua figlia ha avuto un attacco di panico”.”

Come usare bene il denaro, come guadagnarlo e come spenderlo: insegniamolo ai figli fin da piccoli. In famiglia, dato che a scuola non si impara.

I primi risparmi si possono depositare in un conto corrente bancario o postale. Facciamo scoprire ai figli le differenze.

Possono informarsi direttamente su internet, oppure andando allo sportello, da soli se sono già grandicelli, accompagnati se sono più piccoli. Non fatelo voi al posto loro, così diventeranno autonomi. Aiutateli invece a scegliere l’istituto che offra le condizioni migliori, a comprendere il contenuto del contratto della banca: sono abilità che, imparate da ragazzi, serviranno in futuro. 

Circa dieci anni fa sono andato a un convegno a Milano, ospitato nella sede si un prestigioso istituto di credito, sul tema della televisione. All’epoca ero preside di scuola media e ho deciso di accompagnare una classe di terza, in tutto 22 alunni. La presentatrice, nota soubrette televisiva, volle fare una veloce indagine statistica sul numero di schermi tv presenti nelle case degli studenti, circa 400 alunni di varie scuole di Milano e provincia, sia statali che paritarie. Cominciò a chiedere: “Alzi la mano chi in casa possiede 4 o più televisori”. Si alzarono un po’ di mani; si scese a 3: le mani alzate erano una maggioranza (si interpretò che uno dei 3 schermisi trovava nel soggiorno, uno in cucina e uno in camera da letto dei genitori o dello studente; con due televisori in casa le mani alzate erano solo qualche decina; con un solo tv, più o meno lo stesso. A questo punto la presentatrice volle sapere se, per caso, vi fosse qualcuno dei presenti senza nemmeno un televisore: con sorpresa di tutti, anche mia, alzò la mano Andrea, un ragazzo della mia classe, seduto al mio fianco: l’unico di tutta la platea.

Alcuni amici, affermati giornalisti, mi confidavano che "la notizia" per essere tale deve toccare una delle tre S - Sesso, Sangue, Soldi -, altrimenti non viene nemmeno presa in considerazione dai vari uffici stampa. Una di loro, che lavora per un quotidiano nazionale, addirittura affermava che un tragico evento è come una benedizione dal cielo per i giornalisti.

Chi fa questo mestiere vive le tre esse come fossero una vera e propria patologia, "la sindrome delle tre esse".

Nessuno di loro osa proporre ai loro capi redattori una "Notizia" che mostri dei connotati diversi e che infonda speranza anziché la solita ed infinita tristezza.

Di Andrea Lugoboni

«E’ vero. L’ho letto su internet!»  è una di quelle frasi con cui ci convinciamo e vogliamo convincere gli altri che abbiamo ragione.
Ma la rete non è sempre un buon maestro. Di certo se vogliamo sapere che tempo fa in Australia o la popolazione dell’Armenia, non abbiamo difficoltà a saperlo.. .basta un clic.
Ma non è tutto oro quel che luccica, se vogliamo farci un’idea su problemi o fatti discussi e importanti, bisogna essere prudenti prima di fidarsi. Internet ha moltiplicato infinitamente le informazioni a disposizione degli utenti, ma ha anche abbassato la qualità. Per rendercene conto dobbiamo considerare una tra le più comuni  tendenze della mente umana: quella di cercare conferme alle proprie opinioni.

Giovedì, 23/11/2017

Ultimo aggiornamento03:21:24 AM

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