"Bisogna ripartire dalle piccole cose, dalla scuola, dalla formazione. Ci siamo tanto riempiti la bocca di Made in Italy, ma nella sostanza che cos'è? E' fare bene il proprio lavoro; quando mi dicono ma perché tu non vuoi entrare in quel Cda, fare altro? Ma che altro? Rispondo. Se io non faccio bene quel che devo fare, è un rischio straordinario, non solo per me, ma per tutto il sistema".
Abolire i voti bassi?
"Non diamo meno di quattro" è stata la proposta del preside del liceo Berchet di Milano. "Ho visto troppi ragazzi andare in crisi per una raffica di due", ha detto il preside. Si tratta del significato è dell'impatto che hanno i voti sugli studenti e sul loro rendimento. (A. Sacchi, Se un liceo abolisce i voti bassi, Corriere della Sera, 07.04.12). Escludiamo sicuramente espressioni come "Non hai cervello", "Non ti impegni mai" che proiettano sui ragazzi un'immagine di incapacità (S. Vegetti Finzi). Teniamo però presente che "dare quattro al posto di due a chi ha presentato un compito praticamente inclassificabile - afferma un ex studente di quel liceo - non risolve il problema della preparazione dello studente. Al contrario, lo illude semplicemente di essere in una condizione diversa da quella in cui realmente si trova". Secondo Fulvio Scaparro, psicoterapeuta, quello che conta è che il voto negativo sia sempre accompagnato da una spiegazione e da un consiglio su come rimediare. (F. Scaparro, Si impara anche dagli insuccessi, Corriere della Sera, cit.) "Bastano pochi minuti, o poche righe, ma sono necessari perché non venga meno il rapporto tra un ragazzo e il suo insegnante".
corriere.it, Se un liceo abolisce i voti bassi, A. Sacchi
corriere.it, Si impara anche dagli insuccessi, F. Scaparro
Lo sguardo dell'amore
Sabriye Tenberken, nata vicino a Bonn nel 1970, è una giovane determinata e coraggiosa. E cieca. Per colpa di una malattia, fin da bambina ha perso del tutto la vista. L'handicap però non le ha impedito di realizzare il suo sogno più grande: fondare in Tibet una scuola per bambini ciechi, dove insegnare loro a leggere e scrivere. Come ha fatto.
"Può sembrare assurdo – racconta Sabriye -, ma la cecità mi ha resa più fiduciosa nelle mie capacità e quando divenni completamente cieca, fui più consapevole anche di tutti gli altri sensi. E mi resi conto che c'erano altre cose, oltre alla vista, sulle quali potevo concentrarmi".
Durante gli anni dell'università Sabriye scopre che in Tibet ci sono più ciechi che in ogni altra parte del mondo. E sono i bambini a pagare il prezzo più alto di questa drammatica condizione.
Oggi Sabriye vive per buona parte dell'anno a Lhasa, dove guida ventisei bambini, tre insegnanti, due governanti, un cuoco e un autista. I bambini leggono e scrivono grazie al Braille e studiano tibetano, cinese, inglese e matematica. L'insegnamento più importante che ricevono da Sabriye, però, è quello di imparare ad apprezzare fino in fondo la vita, per renderla ogni giorno piena e appagante.
(Antonella Galli, Lo sguardo dell'amore, in Missione Salute, marzo-aprile 2012)
